libera in libero mondo

venerdì, settembre 26, 2003

Oggi è stata una giornata atipica. Una riunione via chat, che si prolunga ancora adesso con una delle ragazze di firenze che fa attività con me...telefonate con persone lontane e vicine...il mio orientatore lontano, in india e leggo di lui dal blog indiano.....è tutto stranissimo. Perchè sto parlando tanto con la gente...ma la sensazione è che nessuno mi dica quello che vorrei sentirmi dire.
E ascolto pure, come mai, le persone. Ho quasi completamente zittito la polemica. Riesco a vedere tutto dal di fuori e dal di dentro con enorme semplicità....

E' strano. E' come se io fossi in un' enorme boccia di vetro piena d'acqua e tutto quello che arriva alle mie orecchie fosse attutito e lontano.
Il brutto (se c'è un brutto) è che sembra tutto tremendamente naturale. Sono al centro del mondo dal punto di vista della comunicazione. Tra le altre cose sto dando risposte coerenti, sempre...o almeno molto più spesso di quanto abbia mai fatto. Sto attenta alla gente e la gente mi risponde con gratitudine e gesti d'affetto e d'amore...ma io continuo a sentire tutto ovattato. Eppure sto tirando fuori me stessa. Mi sto facendo carico di tutto ciò che ho scelto di fare o non fare...
Ma io vorrei essere altrove, a fare altre discussioni.
Sono capace di provare lo stesso entusiasmo di sempre di fronte ad un gioco, di fronte a una novità, di fornte ad un sorriso, e la stessa emozione di fronte ad uno schiaffo, ad una carezza..ma anche questa parte di me è distaccata da me. ....
E' come se avessi aperto una porta sulle emozioni della gente, che spesso sono scomposte come i personaggi nei quadri di Picasso..E tutto questo mi accorgo vive anche i me, ma è normale. Non è controllabile, e va bene così. Ma continuo ad essere così distaccata....
E' la stessa sensazione che provavo da bambina. Quando vedevo i miei compagni e sentivo che non eravamo uguali.

Stanno tornando fuori degli aspetti di me che ho rifiutato per almeno sette-otto anni per non dire dieci. Forse la rinconciliazione con il passato passa anche per questo...io sono anche così. Sono molto molto particolare. Riconoscermi diversa mi fa sentire snob, ma mi fa anche ritrovare delle radici lontane.

La percezione che ho sempre avuto di me (e che ho sempre rifiutato di me) è questa: di un essere antico più del mondo, il cui passato il cui presente il cui futuro sono un tutt'uno, così come è un tutt'uno con quanto lo circonda. Pazzesco. Pazzesco perchè sono sempre stata immune a certi discorsi. Certi temi per me sono sempre stati estranei. Come raccontati in una lingua che non è la mia. Per altri tremendamente attrattivi. I soldi, il potere, la discriminazione, la prevaricazione mi sono sempre apparsi assurdi.
Ma è pazzesco perchè il mondo va in tutt'altra direzione. E di fatto si stupisce di fronte a questa visione e cerca di incatenarmi e mi rinchiude implicitamente in una gabbia in cui dovrò pur vivere se voglio stare con la gente...

scritto da svadhin 00:08 | commenti (2)

martedì, settembre 23, 2003

Complicatissimo scrivere sul proprio blog dal lavoro. Specie se i tuoi colleghi e i tuoi capi sanno che lo stai facendo... Sarà per un altro giorno.

scritto da svadhin 20:06 | commenti

sabato, settembre 20, 2003

E' bello vedere prendere forma il proprio blog, immaginare tutte le possibilità che nascono dall'avere un proprio spazio. Mi inquieta un po' pensare che altri leggeranno i miei pensieri, però sono troppo tentata da questa nuova opportunità per non "sfruttarla"!!! Della serie "me la meno un po' ma per fortuna ancora nessuno sa che questo blog esiste."

Per chiunque passi di qui per caso o perchè invitato...

BENVENUTO! Accetto commenti e consigli anche tecnici, visto che conosco nemmeno l'abc dell'html!
pfa Svadhin

scritto da svadhin 18:05 | commenti (3)

venerdì, settembre 19, 2003

continua il Manifesto dei Corvi

L'esercizio della non collaborazione è il nostro canto,
il disincanto è la nostra risata, il vuoto di fronte alla violenza psicologica, economica e discriminatrice la nostra profezia, non vogliamo solo studiare e non vogliamo solo insegnare, vogliamo conoscere e vogliamo trasmettere, ma soprattutto vogliamo crescere e vogliamo cambiare, trasformare la realtà e non subirla, imparare a descriverla e interpretarla invece che "recitarla".
I corvi non vogliono capi, non hanno rappresentanti, non si sentono rappresentanti né rappresentati da nessuno, poiché sono una sensibilità e uno stile di vita, e ridono di tutti coloro che ancora credono nell'autorità di chi giudica, nella solennità di chi declama, nell'intelligenza di chi decide, nell'imparzialità di chi spiega, nella buona fede di chi parla di "leggi ecomomiche", nell'obiettività di un sistema sociale e culturale perfettibile ma non discutibile, in un "mondo - mercato" dove le persone e i popoli vengono trattati come oggetti, contenitori vuoti, consumatori, produttori, dove il diritto a vivere decorosamente e volumetricamente e ad interrogarsi sul significato della propria esistenza, viene convocato in teoria e tradito nella pratica. In una realtà che si presenta come ovvia, scontata, perpetua, immodificabile, "naturale", cosa possiamo perdere?
Le nostre catene! Nient'altro che le nostre catene! Voliamo alto! Sogniamo! Trattiamoci bene! Rispettiamoci! Organizziamoci! Complottiamo!
Da veri disertori dell'infelicità! Xchè quando ci riconosceremo, quando ci saremo tutti trovati, quando voleremo insieme, sperimenteremo la Forza ed entreremo come incubi notturni negli scaffali vuoti, sopra le opache scrivanie di questa povera gente che crede di "controllare", questa povera gente, che crede di "prevedere", così corta, così triste, così decadente, così miserabile!

Questo Manifesto è un atto di gioia, di speranza e di gratitudine che ogni corvo dedica ai suoi simili, siano essi insegnanti, studenti o gente di ogni luogo, è un omaggio, un regalo, un inno a tutti coloro che osano, che tremano, che tentano nuovi passi verso nuove liberazioni, che tentano nuove parole; questo manifesto è x tutti quei giganti nascosti dietro un'apparente e caleidoscopica fragilità, che tentano nuove risate, usano altre parole, azzardano nuovi concetti, si avventurano in nuovi gesti d'affetto, si arrischiano a sbagliare e a fallire xchè vogliono superare i limiti, la stasi, l'inerzia, il non senso, e il dolore,… e si agitano queste persone meravigliose, ah se si agitano!
Arrossiscono, si mangiano le unghie, gli trema la voce, gli batte + forte il cuore, gli succedono tante cose, imprevisti, strani incontri, insolite situazioni, giacchè stanno spalancando nuove finestre, stanno ampliando il loro mondo interno, stanno dissestando le ultime certezze, dentro le "rapide" della storia umana.
Scardiniamo i nostri pudori, spogliamoci dai sigilli dell'immaginazione, perché sappiamo che non si può costruire quello che non si può immaginare! I corvi sono l'allegria, la denuncia, la ribellione, la disubbidienza, sono la comunicazione, la disinibizione.

I corvi sono delle ali che si aprono, un petalo che si schiude, la garanzia della provvisorietà dei valori di questo momento storico, una valanga che travolge senza ferire, un vantaggio strategico insostituibile, la fragilità e il tremore di una nuova sfida. I corvi sono la sensualità e la spregiudicatezza del vivere, una carezza inesperta e rassicurante, la forza della luce che si fa spazio tra le fessure. Fate attenzione al volo dei corvi, fate molta attenzione a quello che dicono, xchè tra qualche anno saremo dappertutto.

Bello vero?

scritto da svadhin 15:32 | commenti

mercoledì, settembre 17, 2003

Cammino, studio, respiro, vado all'appello, a mensa, mangio, esco, mi vedo con "gli altri", vado a dormire, parlo di quello che mi succede, delle mie giornate, delle mie cose, delle mie aspirazioni e delle mie paure, lo faccio xchè l'ho sempre fatto, vivo senza sapere di esistere, un giorno lavorerò mi dico
[Perché? E per chi? ] e un giorno morirò…

Ma qualche volta scende la notte, tremenda, immobile e assoluta, qualche volta ci fermiamo a pensare, e quando "pensiamo" tremano le gambe della Minerva, e arrossiscono le serie maschere della "sapienza"…

Mi faccio domande, mi chiedo cose sul significato della mia vita, e sul senso di quello che faccio, di ciò che mi circonda; mi sento inquieto, agitato; sento che ci sono cose importanti che devo capire, elementi essenziali che devo imparare, irrimandabili, insopprimibili, sento che c'è una maschera vuota da smascherare, e che i recinti e le anestesie bugiarde che mi sono state messe a "disposizione" non mi riguardano.
Intuisco che quello che vedo non è reale, percepisco che sono vivo e che sono molto + grande di quello che mi dicono, molto di + di una matricola, di un consumatore, di uno studente, di un meccanismo nell'ingranaggio di un mondo stabilito da altri, e tutto quello che mi inducono a fare ha poco senso: in che direzione vanno le nostre vite?
Probabilmente in una direzione del cazzo!
In questa vita senza senso, rotolano verso il nulla!
La retta, le lezioni, l'esame…ok, ok… ma la mia testa sul libro continua a pensare…e il mio cuore scrive nuove pagine, pagine oltraggiose e piene di domande, pagine che uniscono e non fogli che dividono, che mi separano da me stesso e da chi mi sta intorno…

Qualche volta scende la notte, improrogabile accecante e sterminata, allora I CORVI aprono le ali e cominciano a cantare: qualche volta vale la pena "vivere" e non semplicemente esistere…..(continua)


*tratto dal manifesto dei Corvi
**ma vorrei tanto averlo scritto io!

scritto da svadhin 19:55 | commenti (4)

Non è ancora tempo di scrivere, ma di riflettere.

scritto da svadhin 19:36 | commenti

venerdì, settembre 12, 2003

Se tutti iniziano a sognare inizia la realtà

Helder Camara

scritto da svadhin 17:59 | commenti (2)