domenica, febbraio 29, 2004
Presa! Sgamata in pieno! Essere accondiscendenti! Mediare le proprie risposte perchè si adeguino alla sensibilità dell'altro. E' il mio peccato alle volte. (E' anche una virtù a volte). E' un "peccato" perchè è una delle tante illusioni che ognuno di noi si fa e la credenza che ci sta dietro è che se do risposte accondiscendenti le persone non mi lasceranno sola. Falso falsissimo e per di più non è come aspiro ad essere trattata. La mia vita in processo passa anche da questo..ma non si ferma a questo. Perchè sia sempre meno un tradimento di me stessa è necessario continuare ad essere sveglia, sempre più sveglia ed avere intorno persone che ti ricordano che c'è una risposta valida e coerente in me. E prima o poi sarà parte di me.
Principio di Solidarietà |
Questo è un tributo...un ringraziamento...un regalo a me stessa...spero che un giorno la persona che nè è il motivo lo legga..e le faccia piacere. E' per M., la persona che mi ha insegnato l'amore, la prima con cui ho fatto l'amore, la prima con cui ho condiviso TUTTO.
Tra circa una ventina di giorni ti sposi. E io ne sono immensamente felice. M'è passato per la testa che avrei voluto trattenerti ancora un po' nella mia vita, rifare l'amore e farti conoscere la R. che sono diventata. Non sai più niente di me, credo che tu non abbia mai visto i miei capelli lunghi, rivisto i miei occhi sorridenti, come sono diversa tra la gente. Come ho imparato ad essere affettuosa, forte, sorridente, un punto di riferimento come eri tu. Ricordo che invidiavo queste caratteristiche che tu avevi, tutte. Insieme abbiamo imparato a camminare in due. A parlare con profondità, ad aprirci. Forse abbiamo anche sofferto insieme ma credo che l'altro non sia mai stato motivo di sofferenza. Solo di crisi, quelle crisi che ci hanno fatto crescere. Ricordi la polveriera?? Ricordi il botolo?? Ricordi le micra? Ricordi la nostra scatola? Ricordi il nostro racconto? Ricordi le menate per non farti beccare da mia madre, perchè non ci/ti urlasse adosso? Ricordi che mi incazzavo perchè mi mettevi su un piedistallo mentre io avrei voluto stare solo accanto a te?
Io ricordo tutto e non dimentico che abbiamo costruito una relazione bella, dove si comunicava, dove si cresceva insieme, dove non è mai mancato il confronto, l'allegria e la fantasia, dove nessuno dei due ha mai sentito la necessità di cercare atre persone altre relazioni. Siamo stati bravi abbiamo insegnato l'uno all'altro la parte migliore di noi stessi, ci siamo trattati bene, con rispetto senza mai aggredirci perchè tu sapevi quanto male mi faceva l'incomprensione. Ho amato profondamente la tua solidità, la tua determinazione, la tua sicurezza, la tua fragilità e la tua tenerezza. Lentamente ci siamo allontanati. Tu mi hai lasciato per la preoccupazione di non essere all'altezza e perchè ti accorgevi che io stavo male che non c'era più senso nella mia vita, che mi stavo perdendo. Ci siamo ritrovati a fare l'amore comunque perchè era impossibile stare lontano l'una dall'altro e la separazione pesava. Vedere che quello che si era costruito non reggeva agli urti della vita era straziante. Ma la vita, l'università e soprattutto te che amavi un'altra ci ha definitivamente separati. Ho pianto, per una lunga lunghissima notte disperata nel mio letto, tanto che persino mia madre è venuta a consolarmi. Ma quella notte ti ho lasciato andare.
Ora sono felice, (l'hai visto anche tu) e non vedo l'ora che tu ti sposi perchè finalmente (lo spero) la tua donna non avrà più paura del mio spettro e i nostri amici non dovranno evitare di nominarmi. E forse potrò continuare a condividere la mia vita con te che sei stato il compagno di strada ideale per tanto tempo, forse potrò abbracciare e coccolare i tuoi figli. Conoscere la tua donna che deve essere veramente speciale.
venerdì, febbraio 27, 2004
Buon week end! Io dormirò..nella febbre...al caldo....(in realtà la caldaia non va) ma il piumone sudtirolese farà il suo dovere. :)
giovedì, febbraio 26, 2004
Ciao raga entro in silenzio stampa per un po'...sento che mi sto ammalando. Concentro tutte le mie energie su quello che sto a fa' (qui).
Baci RO
Principio di Proporzione |
Incazzata, sono molto incazzata! Perchè ho scordato delle cose e questo mi fa incazzaaaaaarrrreeeee! Ai livelli!
martedì, febbraio 24, 2004
Questo invece è un regalo per Valeria che vuole sentirsi una farfalla
......Leggi e immagina....(se ti va, ovvio )
IL FESTIVAL
Disteso in un letto, mi sembra di essere in una stanza di ospedale. Sento appena il gocciolio di un rubinetto chiuso male. Provo a muovere le membra e la testa, ma non mi rispondono. A fatica riesco a tenere gli occhi aperti.
Mi pare che qualcuno accanto a me abbia detto che fortunatamente sono fuori pericolo... che adesso è solo questione di riposo. Inspiegabilmente, quelle parole confuse mi danno un grande sollievo. Sento il corpo intorpidito e pesante, sempre più fiacco.
Il soffitto è bianco e liscio, ma ogni goccia d'acqua che sento cadere scintilla sulla sua superficie come uno schizzo di luce. Una goccia, una riga. Poi, un'altra. E poi, molte linee. Quindi, ondulazioni. Il soffitto si va modificando, segue il ritmo del mio cuore. Può darsi che sia un effetto delle arterie dei miei occhi, a causa del battito del sangue. Il ritmo disegna il volto di una persona giovane.
"Ehi, tu!" mi dice, "perché non vieni?".
"Certo" penso, "perché no?".
... Lì davanti si svolge il festival musicale e il suono degli strumenti inonda di luce un enorme spazio tappezzato d'erba verde e di fiori.
Sono disteso sul prato e guardo lo scenario. Intorno a me c'è tantissima gente, ma mi fa piacere constatare che non c'è affollamento perché c'è molto spazio. In lontananza posso vedere vecchi amici d'infanzia. Sento che stanno davvero a loro agio.
Concentro l'attenzione su un fiore, attaccato al suo ramo da un sottile stelo di pellicola trasparente, al cui interno si fa più intenso il verde rilucente. Allungo la mano, sfiorando delicatamente con un dito lo stelo lucente e fresco, appena interrotto da piccolissimi rigonfiamenti. Così, salendo tra foglie di smeraldo, raggiungo i petali che si aprono in una esplosione multicolore. Petali come vetrate di solenne cattedrale, petali come rubini e come fuochi di legna destatisi in alta fiammata... E in questa danza di tonalità cromatiche sento il fiore vivere come se fosse parte di me. (*)
E il fiore, mosso dal mio contatto, lascia cadere una goccia di rugiada sonnolenta, appesa appena all'ultimo petalo. L'ovale della goccia vibra, poi si allunga e, ormai nel vuoto, si appiattisce per poi arrotondarsi di nuovo, cadendo in un tempo senza fine. Cadendo, cadendo nello spazio senza limite... Alla fine, urtando contro il cappello di un fungo, vi rotola sopra come pesante mercurio, per scivolare fino ai suoi bordi. Lì, in uno spasimo di libertà, si slancia verso una piccola pozza in cui solleva onde burrascose che bagnano un'isola di marmo. (*)
Alzo gli occhi per guardare un'ape dorata che si avvicina a succhiare il fiore. E in quella violenta spirale di vita contraggo la mia mano irrispettosa, allontanandola da quella abbagliante perfezione.
La mia mano... La guardo attonito, come se la vedessi per la prima volta. Rigirandola, flettendo e allungando le dita, comprendo che tutte le strade del mondo convergono lì. Sento che la mia mano e le sue profonde linee non mi appartengono e dentro di me sono contento di non possedere il mio corpo.
Lì davanti si sta svolgendo il festival e io so che la musica mi mette in comunicazione con quella ragazza che si guarda il vestito e con il giovane che, accarezzando un gatto azzurro, si appoggia all'albero.
So di aver vissuto in precedenza la stessa cosa, di aver captato la sagoma rugosa dell'albero e le differenze di volume dei corpi. Già un'altra volta ho notato quelle nuvole ocra dalla forma morbida, che sembrano di cartone ritagliato nel celeste limpido del cielo.
E ho anche vissuto questa sensazione senza tempo in cui i miei occhi paiono non esistere, perché vedono ogni cosa con trasparenza, come se non fossero gli occhi del guardare di tutti i giorni, quelli che intorbidano la realtà. Sento che tutto vive e che tutto sta bene; che la musica e che le cose non hanno nome e che davvero nulla le può designare. (*)
Nelle farfalle di velluto che mi volano intorno riconosco la qualità delle labbra e la fragilità dei sogni felici.
Il gatto azzurro mi viene vicino. Mi rendo conto di una cosa ovvia: si muove da sé, senza fili, senza un controllo remoto. Lo fa da solo e la cosa mi lascia attonito. Nei suoi movimenti perfetti e dietro i begli occhi gialli so che pulsa una vita e che tutto il resto è travestimento, come la corteccia dell'albero, come le farfalle, come il fiore, come la goccia di mercurio, come le nuvole ritagliate, come la mano dalle strade convergenti. Per un attimo ho la sensazione di comunicare con qualcosa di universale. (*)
... Ma una dolce voce mi interrompe appena prima di passare a un altro stato di coscienza. "Lei crede che le cose siano così?", mi sussurra lo sconosciuto. "Le dirò che non sono né così né nell'altro modo. Lei tornerà presto al suo mondo grigio, senza profondità, senza allegria, senza volume. E crederà di aver perduto la libertà. Per ora lei non mi capisce, poiché non possiede la capacità di pensare come vuole. Il suo apparente stato di libertà non è che un prodotto della chimica. Succede a migliaia di persone, alle quali ogni volta do il mio consiglio. Buongiorno!".
L'amabile signore è scomparso. L'intero paesaggio comincia a girare in una spirale grigio chiaro, finché riappare il soffitto ondulato. Sento la goccia d'acqua del rubinetto. So di trovarmi in una camera, disteso. Mi accorgo che l'ottusità dei sensi si allevia. Provo a muovere la testa e la testa risponde. Poi, gli arti. Mi stiro e verifico che sono in condizioni perfette. Salto giù dal letto riconfortato, come se avessi riposato per degli anni.
Vado verso la porta della camera. L'apro. Trovo un corridoio. Cammino a passo svelto verso l'uscita dell'edificio. La raggiungo. Vedo una grande porta aperta, attraverso cui passa molta gente in entrambe le direzioni. Scendo qualche gradino e arrivo in strada.
È presto. Guardo l'ora su un orologio da muro e comprendo che devo affrettarmi. Un gatto spaventato attraversa fra pedoni e veicoli. Lo guardo correre e, senza sapere perché, dico a me stesso: "C'è un'altra realtà che i miei occhi non vedono tutti i giorni" (*)
Oggi voglio essere cattiva!

Così vi ricordate a che porta la violenza.
lunedì, febbraio 23, 2004
- GRAZIE -
venerdì, febbraio 20, 2004
Mi è appena passato sopra un treno! O almeno questa è la sensazione. E un velo di tristezza mi sta avvolgendo. Spiegare il perchè è troppo complicato. So solo che è tanto che non mi sentivo così. Raccolgo tutte le mie energie per galleggiare su quest'acqua torbida e mi viene un sospetto. Che tutto questo non abbia alcun senso. Soffrire per qualcosa che di fatto non esiste. Che è solo frutto della stanchezza, dell'immaginazione. Non respiro liberamente e credo che potrei vomitare. Era veramente tanto che non mi sentivo così. Va bene vado a smaltire questa specie di sbornia nella vita reale o almeno ci proverò. Nella vita densa e piena di senso. Come sono strana quando sono avvolta da questa sensazione......................E Yunes ora mi direbbe ridendo:" Beh, vediamo un po' come te la cavi ora...io ti ho sempre vista sorridente in situazioni semplici...ma di fronte alle difficoltà?" Sorrido Yunes sorrido. Perchè me l'hai insegnato con il tuo sorriso smagliante, intelligente e semplice.
Questa settimana ho fatto una riunione con 10 persone e ieri sera alla riunione del quartiere eravamo in 15. La cosa incredibile è che è una crescita progressiva, lenta ma costante. Il fatto che sia stato tutto gaio, sereno, potente, emozionante mi fa capire che qualcosa dentro di me sta cambiando. E tutto questo seguendo un semplice consiglio. Fare attenzione agli altri. E non c'è niente di missionario in questo, niente di sacrificato. Niente senso del dovere nè senso di colpa. Interessante.
giovedì, febbraio 19, 2004
Vorrei proteggere tutte le persone che mi circondano. E non è per sentirmi apprezzata o utile. E' perchè immagino sempre che le persone siano fragili e troppo belle per essere trattate male. Essere una culla per il mondo. Anche se mi rendo conto che affrontare burrasche e forti venti gelidi, alle volte soli, è molto più che non essere mai usciti da quel protetto nido di calore.
venerdì, febbraio 13, 2004
Regalo - per ricordare quanto è semplice stare bene
Mi ero svegliato con una strana sensazione. Inconcludente, agitato mangiai qualcosa, presi le chiavi della macchina e senza accorgermene raggiunsi il lavoro. Dentro di me un putiferio di voci, il cervello in loop. Qualcosa non andava, qualcosa andava cambiato, ma cosa? I pensieri non evolvevano, continuavano a sbattere contro qualcosa di incomprensibile ed impalpabile. Come un uccello rinchiuso in una stanzache ostinatamente sbattesse contro il vetro di una finestra.
Quest’immagine mi spinse istintivamente verso la finestra dalla quale filtrava un’intensa luce. Decisi di spalcarla e il profumo intenso dell’aria calda della primavera mi aggredì. E sopraggiunse un ricordo.
Rividi me e la mia migliore amica chiacchierare per la prima volta dopo tanto tempo, l’emozione e l’imbarazzo nel raccontarci, nel ritrovarci. Sorrisi tra me di quell’immagine e una finestra si spalancò nel mio cuore.
Poco dopo ero al telefono. Perchè rimanere a sbattere contro i vetri da solo? Meglio chiamare un’amica. Lei mi accolse qualche tempo dopo con un sorriso. Mi aveva sentito agitato durante la chiamata e per coccolarmi mi aveva preparato le sfoglie con la crema calda. C’era solo acqua fresca da bere, ma cosa c’è di meglio per sciogliere in bocca quella delizia appiccicosa? Dopo esserci rimpinzati parlammo a lungo liberamente. La tensione cominciava a sciogliersi in me e la mente si faceva via via più leggera, mentre ci consigliavamo l’un l’altro.
Arrivarono le telefonate di alcuni amici e in breve ci ritrovammo intorno al tavolo tutti assieme per cenare e trascorrere la serata in chiacchiere e risate.
Ormai ero tranquillo, sereno. Decisi di uscire in giardino e di raggiungere l’amaca. Mi lasciai dondolare dolcemente, sonnacchioso, con gli occhi curiosi rivolti alla luna che spuntava sempre più luminosa tra i rami degli alberi. Lontane, ovattate mi arrivavano solo le risate dei miei amici ancora in casa. Improvvisamente una voce mi riscosse con un timido: “Posso?”. Lei mi aveva raggiunto ed ora i suoi occhi sorridenti ma esitanti mi chiedevano di farle spazio sull’amaca. La presi tra le mie braccia e riamnemmo a dondolare l’una nel calore dell’altro fino ad addormentarci.
giovedì, febbraio 12, 2004

Sarò qui per un po'...baci.....
